Dall'autunno 2026 chi cerca un'attività locale su Google in Europa può trovare, prima delle singole attività, un blocco con i risultati di una directory o di un comparatore. Non è un test isolato: è il modo in cui Google ha scelto di rispettare il Digital Markets Act, il regolamento europeo che vieta alle grandi piattaforme di favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti.

Per una rete di sedi la domanda è concreta: dove finiscono le mie sedi in questa nuova pagina dei risultati? In questo articolo mettiamo in fila quello che hanno scritto la Commissione europea e Google, quello che ancora non si sa e cosa conviene controllare da subito. Per il quadro generale sulla gestione delle schede di una rete puoi partire dalla nostra guida al presence management.

Perché Google cambia i risultati in Europa

Il Digital Markets Act (DMA) stabilisce che le piattaforme designate come «gatekeeper» non possono trattare i propri servizi in modo più favorevole, nel posizionamento, rispetto a servizi analoghi di terzi, e devono applicare condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie. Google è stato designato gatekeeper per il motore di ricerca a settembre 2023. Il 25 marzo 2024 la Commissione europea ha aperto un'indagine e il 19 marzo 2025 ha comunicato a Google la sua valutazione preliminare.

La decisione è arrivata il 23 luglio 2026. Secondo la Commissione, Google mostrava i propri servizi per shopping, hotel, trasporti e sport in cima alla pagina dei risultati o con elementi grafici e filtri che i servizi concorrenti non avevano. La multa per questa parte è di 460 milioni di euro, all'interno di due decisioni da 890 milioni complessivi, e Google ha ricevuto l'ordine di trattare i servizi di terzi in modo equo rispetto ai propri (comunicato della Commissione europea).

La multa
460 mln €
per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search
Il termine
60 giorni
per adeguarsi alla decisione del 23 luglio 2026
Il rischio
fino al 5%
del fatturato mondiale in penalità periodiche, se Google non si adegua
Fonte: Commissione europea, comunicato IP/26/1670 del 23 luglio 2026

Nello stesso comunicato la Commissione scrive che Google aveva già proposto e iniziato a testare modifiche per shopping, hotel e voli, e che continuerà il confronto anche su come applicare questi principi ad AI Overviews e AI Mode. Le ricerche locali non sono nominate nella decisione: sono entrate nel perimetro due mesi dopo, con le modifiche decise da Google.

Due nuovi blocchi: aggregatori e fornitori

L'8 settembre 2026 Google ha pubblicato la documentazione di due nuovi elementi della pagina dei risultati, disponibili solo per chi cerca dallo Spazio economico europeo, cioè i Paesi dell'Unione più Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Il primo è il blocco aggregatori (aggregator unit). Ospita i risultati di quelli che Google chiama servizi di ricerca verticale: agenzie di viaggio online, comparatori, metamotori e directory. Il servizio meglio posizionato è aperto per impostazione predefinita e chi cerca può passare a un altro aggregatore da un elenco; ne compare uno solo alla volta e il clic porta al sito dell'aggregatore, non a quello dell'attività. Per entrarci un servizio deve essere approvato da Google, avere contenuti pertinenti per la ricerca e inviare i dati con un feed o un'integrazione dedicata (documentazione Google sull'aggregator unit).

Il secondo è il blocco fornitori (supplier unit), dedicato a chi offre direttamente il servizio. Google porta come esempi i singoli hotel, le compagnie aeree, i titolari di attività con un punto vendita fisico e chi offre servizi come un idraulico. Il blocco fornitori compare solo quando compare anche quello degli aggregatori. Per esserci il sito deve servire utenti nello Spazio economico europeo, e non serve inviare altri dati oltre a quelli che Google trova scansionando il web (documentazione Google sulla supplier unit).

Ricostruzione di una ricerca locale su Google nello Spazio economico europeo: in alto il blocco di una directory aperto con mappa e schede delle attività, sotto gli altri aggregatori chiusi, a destra il carosello dei siti delle attività
Come si presentano i due blocchi in una ricerca locale. Ricostruzione basata sugli esempi della documentazione di Google Search Central.
Come funzionano i due blocchi
Sintesi della documentazione di Google Search Central, aggiornata a ottobre 2026
Blocco aggregatori Blocco fornitori
Chi compare Directory, comparatori, metamotori, agenzie di viaggio online Le attività che offrono direttamente il servizio
Come si entra Approvazione di Google come servizio di ricerca verticale Nessuna richiesta: basta un sito che serve utenti nello SEE
Da dove arrivano i dati Feed o integrazione inviati dall'aggregatore Scansione del sito; un feed è facoltativo
Dove porta il clic Al sito dell'aggregatore Al sito dell'attività
Quando compare Uno alla volta, il primo aperto di default Solo insieme al blocco aggregatori

Dal 18 settembre anche le ricerche locali

All'inizio i due blocchi riguardavano hotel, voli, treni e autobus a lunga percorrenza e prodotti. Il 18 settembre 2026 Google ha aggiunto una riga al registro delle modifiche di Search Central: «Added local business query support to the aggregator and supplier units». Da quel giorno la documentazione elenca anche le attività locali tra le ricerche interessate (registro degli aggiornamenti di Google Search Central).

Cosa si intende per ricerca locale lo dice la pagina che Google dedica ai partner: ricerche legate a ristorazione, servizi come i saloni di bellezza e cose da fare come le attrazioni turistiche. Le directory che vogliono comparire nel blocco aggregatori inviano un feed dei punti di interesse con nome, indirizzo, telefono, categoria e foto di ogni attività. Google precisa che questi dati servono solo a riempire il blocco del partner e che il blocco aggregatori «sostituisce le unità esistenti» nei risultati delle ricerche locali, senza dire quali (Google Actions Center, servizi di ricerca verticale locali).

Reuters, che ha visto il nuovo layout, lo descrive così: in cima un servizio di ricerca specializzato, sotto altri due con meno dettagli e, più in basso, un carosello di hotel, compagnie aeree e ristoranti a cui sono state tolte alcune funzioni, come i prezzi in tempo reale. L'ordine resta deciso dall'algoritmo di Google (Reuters, 8 settembre 2026).

Quello che Google non ha ancora detto

Per chi gestisce le schede di una rete le domande più importanti restano senza risposta. Le pagine di Google sui due blocchi non nominano mai Google Business Profile, il Local Pack o Maps. Non è quindi documentato se il Local Pack scende nella pagina, quali «unità esistenti» vengono sostituite né se i dati delle schede alimentano il blocco fornitori. L'unica fonte indicata da Google per i fornitori è il sito.

Non è chiaro nemmeno se il nuovo layout resterà così. La Commissione ha scritto che monitora le soluzioni proposte da Google e che il dialogo continua, anche sulle funzioni di intelligenza artificiale della ricerca. Se le giudicasse insufficienti, la pagina dei risultati potrebbe cambiare di nuovo.

Google, dal canto suo, non nasconde di essere contrario. Nick Fox, senior vice president di Google, ha dichiarato a Reuters che le modifiche peggiorano l'esperienza degli utenti europei e avvantaggiano gli intermediari online a scapito delle attività locali. Google sostiene anche che le precedenti modifiche legate al DMA hanno ridotto del 30% il traffico gratuito e diretto verso le aziende europee. È un dato di Google, non verificato da terzi: va letto come la posizione di una parte in causa.

Finché Google non dice di più, il nuovo layout cambia dove possono comparire le sedi, non le informazioni da tenere in ordine: il sito e le schede.

Cosa può fare una rete di sedi adesso

Con così poche certezze, la cosa più utile è guardare la pagina dei risultati come la vede un cliente. Per una catena di ristoranti significa cercare «ristorante» seguito dalle città in cui è presente; per una rete di centri estetici, i servizi principali nelle stesse città. Conviene salvare le schermate, ripetere le ricerche da telefono e da computer e annotare quali directory compaiono nel blocco aggregatori per le proprie categorie.

Il secondo passo riguarda il sito. Se il blocco fornitori si basa su ciò che Google trova scansionando il web, le pagine sede del sito diventano ancora più importanti: una pagina per ogni sede, raggiungibile e indicizzabile, con nome, indirizzo, telefono, orari e servizi coerenti con la scheda Google. È la stessa coerenza che già protegge le schede dalle modifiche indesiderate.

Il terzo riguarda le schede. Nessuna fonte dice che Google Business Profile perde peso, e la documentazione sui nuovi blocchi non tocca Maps. Le informazioni che Google chiede agli aggregatori (categorie precise, foto, orari, recensioni) sono le stesse che rendono completa una scheda. Le priorità, in sintesi:

  • verificare quali ricerche delle proprie categorie mostrano il blocco aggregatori in Italia e negli altri Paesi della rete;
  • controllare come le proprie sedi compaiono nelle directory che Google mette in quel blocco, perché i dati lì arrivano dal loro feed, non dalla scheda;
  • avere una pagina indicizzabile per ogni sede, con dati allineati alle schede;
  • tenere complete e aggiornate le schede Google di tutte le sedi;
  • confrontare in Search Console impressioni e clic delle pagine sede prima e dopo settembre 2026.

Su quest'ultimo punto vale una cautela. Un calo si può leggere solo confrontando periodi simili e sapendo cos'altro è cambiato nello stesso tempo: per scegliere cosa misurare puoi usare i KPI della presenza locale. Lo stesso approccio vale per le altre novità della ricerca di Google, dalle schede locali in AI Overview e AI Mode all'equilibrio tra schede e sito di cui parliamo nella guida alla local SEO per brand multisede.

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Ultima verifica delle fonti: 26 ottobre 2026. Google aggiorna spesso la documentazione su questi blocchi: se qualcosa non torna, fa fede la pagina ufficiale linkata nel testo.

Fonti

Tutte le fonti sono state consultate il 26 ottobre 2026.