Questa tappa riguarda ristoranti, bar e attività di ristorazione. Se non è il tuo settore puoi passare alla successiva.
Chi apre il menù dalla scheda ha quasi deciso. Sta controllando due cose: se c'è qualcosa che gli piace e quanto spenderà. Se le trova subito, prenota o si mette in strada. Se trova un file illeggibile dal telefono o piatti che non esistono più, sceglie il locale successivo. Questa tappa segue quella sulle prenotazioni.
Cosa chiede Google al menù
Le linee guida distinguono due tipi di menù: quello dei locali che servono cibi e bevande e quello delle attività di servizi, come un barbiere o un centro benessere, che elenca le prestazioni. Le regole sono le stesse per entrambi.
Il menù deve riflettere ciò che il cliente troverà nell'attività a cui si riferisce: quella sede, non il brand in generale. Deve essere completo: è vietato un menù che elenchi solo «le scelte più apprezzate». L'indirizzo del menù non può essere un link diretto a servizi di ordinazione e consegna di terzi. E chi gestisce la scheda per conto di un cliente deve avere il suo consenso prima di inserire un indirizzo di menù.
Tre modi per inserirlo
La scheda offre tre possibilità, che si possono combinare. Il menù compilato voce per voce nell'editor: sezioni, nome del piatto, descrizione, prezzo. È il formato più leggibile da smartphone e quello che Google può usare per collegare un piatto a una ricerca. Le foto del menù, cioè immagini o un file PDF della carta. Il link al menù sul sito.
Le foto e il PDF sono la soluzione più rapida e la meno efficace: su uno schermo piccolo si leggono male e il testo dentro un'immagine non aiuta a farsi trovare. Il menù compilato richiede più tempo la prima volta e si aggiorna in pochi secondi dopo.
Un PDF fotografato dal telefono è un menù per chi è già seduto al tavolo. Chi sta scegliendo dove andare ha bisogno di leggerlo in dieci secondi.
Come inserire il menù
Il menù si gestisce dal profilo dell'attività:
- Apri il profilo dell'attività. Cerca su Google il nome del locale con l'account che lo gestisce e seleziona «Modifica menù».
- Crea le sezioni. Nella scheda «Menù completo» aggiungi le sezioni della carta: antipasti, primi, secondi, dolci, bevande.
- Aggiungi i piatti. Per ogni piatto inserisci nome, descrizione e prezzo.
- Aggiungi le foto, se servono. Nella scheda «Foto del menù» puoi caricare immagini o un PDF della carta, in aggiunta al menù compilato.
- Salva e controlla da smartphone. Salva, poi apri la scheda dal telefono e verifica che il menù si legga senza ingrandire.
Le voci del menù alimentano anche le justification: quando qualcuno cerca un piatto, Google può evidenziare nei risultati che quel piatto è nel tuo menù.
Il menù in una catena: stesso brand, carte diverse
In una catena il menù non è mai identico ovunque. Cambiano i prezzi tra una città e l'altra, alcuni piatti esistono solo in certi locali, le proposte stagionali partono in date diverse. La regola di Google, cioè che il menù rifletta ciò che si trova in quella sede, esclude la scorciatoia di caricare la stessa carta su tutte le schede.
Il modello che funziona è quello visto per i prodotti: una carta comune gestita dalla sede centrale e le varianti locali affidate a chi le conosce. Con una data di revisione fissa, almeno a ogni cambio di stagione e a ogni ritocco dei prezzi.
Un segnale utile arriva dalle recensioni. Se in più locali tornano frasi come «prezzi diversi da quelli online» o «il piatto non c'era», il menù in scheda non segue quello in sala.
Una prova al tavolo
Apri il menù della tua scheda dal telefono, in un tuo locale, con la carta di sala accanto. Prezzi e piatti sono gli stessi di oggi? Quanto ci metti a trovare un primo e il suo prezzo? Se la risposta alla prima domanda è no, parti da lì.
Il menù online e quello servito al tavolo
Il segnale più affidabile che il menù in scheda non segue quello in sala arriva dai clienti. Con i sondaggi Calton, per esempio un QR code al tavolo, raccogliete il loro parere a fine pasto; nella stessa dashboard trovate le recensioni di Google, TripAdvisor e delle altre piattaforme di ogni locale.
Se più locali segnalano piatti mancanti o prezzi diversi, il problema non è della singola sede ma della procedura di aggiornamento della carta.






